dicembre 29, 2014

Social Media Addiction – Quanto i new media influenzano la nostra vita? Una settimana a New York City senza condividere niente (in diretta)

Wireless. 4G. Hotspot. Chi più ne ha più ne metta. Nell’era del dominio social siamo iperconnessi e interconnessi h24, e forse neanche ce ne rendiamo pienamente conto, nonostante i tantissimi studi sociologici e psicologici a riguardo. Ho fatto una prova e per una settimana passata a New York, per vacanza e per lavoro, con la mia famiglia non ho condiviso niente in “diretta”.

Niente status, né foto, né video e affini. L’idea nasce da un confronto con i miei genitori, tecnologici, ma una generazione non sfiorata dai social, di cui condivido gli ideali e il punto di vista, ma facendo parte dei nativi digitali (per il rotto della cuffia) e occupandomene per lavoro, non posso fare a meno di doverci ragionare su.

Non è stato difficile non postare live su Facebook, Twittare o caricare foto su Instagram (anche se aveva aggiornato i filtri!) anzi, è andato tutto liscio come l’olio, non ne ho sentito minimamente l’esigenza anche quando mi sono ritrovata davanti Bradley Cooper nei panni di The Elephant Man a Broadway. Uno spettacolo eccezionale (e non perché recitava in mutande).

La voglia di condividere rimane, da quella non c’è scampo, tant’è che tornata alla “vita normale” si ritorna alla routine (e nei prossimi giorni pubblicherò anche delle foto di questa magnifica esperienza) ma il rush, l’esigenza di dover far sapere a tutto il mondo, nei minimi dettagli, cosa stiamo facendo in quel preciso istante, no. Non c’è mai stata e, nonostante il lavoro che faccio, non ne ho mai sofferto (per fortuna!). Questo hiatus però mi ha dato modo di riflettere.

Risultato? Senza fare morali o altro, si può sopravvivere benissimo senza social, perché, può sembrare una banalità, ma è un concetto che va ribadito perché gli internauti, spesso, se ne dimenticano: le esperienze sono reali anche se non vengono postate in diretta (o in differita).

Se volete testare il vostro grado di addiction vi suggerisco questo articolo: 5 Signs You Should Take A Break From Social Media 

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luglio 15, 2013

Instagram: Dimmi che Filtro utilizzi e ti dirò chi sei!

“La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha”. (Neil Leifer) Con l’avvento degli smartphone molti utenti, non adusi all’utilizzo di apparecchiature professionali, hanno cominciato a muovere i primi passi nel mondo dell’editing fotografico senza conoscere realmente le nozioni alla base della fotografia. Della serie “Siamo tutti Fotografi” o “è la macchinetta che fa i miracoli”. Nel caso di Instagram è davvero così. Grazie a questo applicativo social possiamo condividere foto dall’aspetto professionale in pochissimi click, senza dover obbligatoriamente conoscere le nozioni alla base dell’impostazione e utilizzo delle fotocamere, o ricorrere a complessi programmi di photo editing. Per tali motivi è stato condotto uno studio da Column Five e Marketo in cui è stato analizzato l’utilizzo dei filtri fotografici di Instagram con relativo profilo “psicologico” associato. Il concetto è che i filtri dicono di noi più di quanto le foto stesse non rivelino. Incuriositi? ecco a voi i primi dieci filtri di Instagram più utilizzati con relativi profili! :
  • Normale (43%) Professionista/amatore. Chi utilizza questa opzione non vuole trucchi. È il fotografo vero, quello che in genere associa il tutto all’hashtag #nofilter. Per veri intenditori che non amano “giocare sporco”.
  • Earlybird (10%): Wannabe Wes Anderson. Per chi ama criticare tutto ciò che è moderno. Per questo motivo gli utilizzatori imprigionano i soggetti delle loro foto eternamente negli anni ’70. Può andare bene per le foto Vintage.
  • X-Pro II (8%): Chi vede il mondo in maniera più brillante, anche un cassonetto della spazzatura è arte per lui.
  • Valencia (5%): fotosensibile alla luce, neanche fosse costantemente in hangover, il valencia addicted sceglie un filtro apatico per le sue foto apatiche.
  • Rise (4%): Per chi non ha voglia di scorrere tutti i filtri disponibili e si ferma ai primi 5!
  • Hefe (4%): Color Addicted. Vorrebbe trasformare ogni cosa, anche la più spenta, in un’immagine supercolorata!
  • Amaro (4%): Per chi ama stare al buio. Il filtro rende più luminose del 3% le foto alle birre scattate nel pub sottocasa.
  • Hudson (3%): Per i dark. Hudson toglie vitalità alle foto rendendole più cupe e piatte.
  • Brannan (3%): Per chi ama il pathos. Usato da chi vorrebbe che i soggetti ritratti (terribilmente noiosi) fossero così pieni d’intensità come loro stessi amano definirsi.
  • Nashville (3%): Il tipo “fico senza sforzo”. Le foto sono già perfette così, ma il filtro Nashville da quel tocco in più che le rende perfette senza il minimo sforzo.
[divider] ” The photography does not shows the reality, it shows the idea which someone has of it (Neil Leifer) With the rise of the smartphones many users, not accustomed to the use of professional equipment, have began to take their first steps into the world of editing photo without really knowing the concepts at the base of the photography. Like “We are all Photographers” or “is the camera that works miracles.” In the case of Instagram is really so. With this application we can share social professional-looking photos in a few clicks, without knowing nothing at all about concepts at the base of the setting and use of cameras, or resorting to complex photo editing programs. For these reasons, a study was conducted by Column Five and Marketo in which it was analyzed the use of photographic filters of Instagram with “psychological” profile associated with it. The concept is that the filters say more about us than the pictures themselves do not reveal. Intrigued? In the image attached to the article you can find the ten most used Instagram filters with their profiles! What Your Instagram Filter Says About You
What Your Instagram Filter Says About You

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