settembre 23, 2014

Bad Boys have british accent. La video intervista a Sam Claflin, Max Irons e Douglas Booth per Posh

[#La Video Intervista! + Le interviste singole]

Una lunga e piacevole giornata con il cast di Posh ovvero Sam ClaflinMax Irons e Douglas Booth. Bad boys have british accent, e questi ragazzacci mi hanno confessato le loro azioni più cattive passando poi alle follie dei fan, tra zollette di zucchero e insetti!

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settembre 19, 2014

Cooking Lesson per il film “Amore, Cucina e Curry”

Non ho bruciato niente, ho massaggiato un pollo e sento ancora l’odore del curry, del cumino e del garam masala. 
In allegato il resoconto (dettagliato) con la gallery della ‪#‎CoockingLesson‬ e le prove fotografiche che in fondo non sono un pericolo ai fornelli! #‎AmoreCucinaeCurry‬ –> http://www.bestmovie.it/?p=318771

 — con Rosaria Renna

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agosto 29, 2013

Venezia #70 – Gravity

Houston. Abbiamo un problema. Nello spazio, in assenza di gravità e di ossigeno il silenzio è imperante. Sospesi nel vuoto cosmico la visione è di sicuro mozzafiato, per non dire “spaziale”. Vedere la terra da 300 chilometri di distanza è una prospettiva concessa solo a pochi, ma in quelle condizioni, anche un sassolino può fare la differenza, figuriamoci una pioggia di detriti. Fluttanti nelle loro tute da astronauti Sandra Bullock e George Clooney sono vittime in Gravity di uno sciame di frammenti di un satellite russo che li stacca dalla stazione spaziale statunitense, lasciandoli da soli nello spazio, senza nessun contatto con la Terra. 90 minuti di adrenalina allo stato puro, giostrati con maestria dal regista Alfonso Cuarón, attraverso un connubio perfetto fra tecnologia stereoscopica e sonoro. Perché diciamocelo, il 3D andrebbe usato solo in casi come questi, dove il film presenta un’architettura digitale e una strutturazione di visual effects tale da rendere questa tecnologia la ciliegina sulla torta, capace di far divenire lo spettatore il protagonista assoluto. La scelta registica di Cuaròn di effettuare gran parte delle riprese in piano sequenza inoltre risulta efficace e funzionale, rendendo fluida e continua la narrazione e esaltando, in maniera ineccepibile, l’integrazione delle riprese live con le interpolazioni digitali. Presentato in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica il film ha riscosso sia il successo della critica che del pubblico. Per poter gustare dunque Sandra Bullock e George Clooney in una lotta per la sopravvivenza che vi lascerà senza fiato non vi resta che attendere il prossimo ottobre! [divider] Houston. We’ve got a problem. Space. In the absence of gravity and oxygen silence is prevailing. Suspended in it the cosmic vision is certainly breathtaking. See the Earth from 300 miles away is a perspective granted only to a few, but in those conditions, even a pebble can make a difference, guess what a rain of cosmic debris can do. Floating in their suits astronauts Sandra Bullock and George Clooney are victims in Gravity of a swarm of fragments of a Russian satellite that takes them away from the U.S. space station, leaving them alone in space, without any contact with the Earth. 90 minutes of pure adrenaline, masterfully directed by Alfonso Cuarón, through a perfect combination of 3D technology and stereo sound. Because let’s face it, the 3D should only be used in cases like this, where the film presents a digital architecture and structuring of visual effects that make this technology the icing on the cake, capable of turning the viewer into the absolute protagonist. Cuaròn choice of shooting sequence is also effective and functional, making smooth and continuous the narration and enhancing, in an unobjectionable manner, the integration of live footage with the digital interpolation. The World Premiere of Gravity was presented the Venice International Film Festival and the film has received both critical acclaim and audiences. In order to enjoy therefore Sandra Bullock and George Clooney in a fight for survival that will leave you breathless you just have to wait until next October!
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maggio 28, 2013

Only God Forgives – Solo Dio perdona: Video Interview with the Director Nicolas Winding Refn

“Ho sempre avuto un radicato odio nei confronti dell’autorità ed è una cosa che mi appartiene ancora. Credo che il nemico della creatività sia il buongusto. L’attitudine Punk in me non è cambiata, forse sono diventato più intelligente crescendo, ma non devi mai perdere quella parte di te se vuoi lavorare nel mondo dell’arte. Non devi mai perdere quella scintilla!” Refn, se prima mi avevi conquistato con un film memorabile come Drive ora il mio amore per te supera ogni limite! Animo Anarchico, spirito ribelle e anticonformista. Go Refn Go! Occhiali da nerd, sorriso timido, quasi impacciato, giacca, camicia e sneakers per un look sobrio, ma dall’animo punk. Nicolas Winding Refn ha un’aspetto talmente pacato e serafico che si stenta a credere che sia lui l’artefice di film così violenti come Valhalla Rising, Bronson e Drive. Giunto a Roma per presentare Solo Dio perdona in allegato al post potete trovare il video dell’incontro stampa, insieme a tutte le foto dell’evento e l’articolo con il resoconto dettagliato delle dichiarazioni rilasciate dal regista. Enjoy and Stay Tuned!

Recensione

Conferenza Stampa

[divider] “I always had a deep-seated hatred for the authority and it is something that belongs to me also now. I believe that the enemy of creativity is good taste. Punk attitude has not changed in me, perhaps I have become smarter growing, but you should never lose that part of you. If you want to work in the art world you should never lose that spark! “ Refn, you got me with a memorable film such as Drive, but now my love for you exceeds the limit! Anarchist soul, Anti-conformist and rebellious spirit. Go Refn Go! Nerd glasses, shy smile, almost embarrassed, jacket, shirt and sneakers for an understated look, but from the soul punk. Nicolas Winding Refn has an aspect so seraphic and calm  that is hard to believe that he is the creator of movies so violent such as Valhalla Rising, Bronson and Drive. Arriving in Rome to present Only God Forgives you can find, attached to the post , the video of the press, along with all the photos of the event and the article with the detailed account of the statements made by the director.

Review

Press Conference

Me & Refn

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Italian Poster

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International Poster

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Nicolas Winding Refn - Photocall

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Nicolas Winding Refn - Press Conference

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maggio 16, 2013

The Great Gatsby – Recensione

Parlare di un film del genere non è una cosa semplice. Per vari motivi. In primo luogo sicuramente perché è uno dei film più attesi dell’anno e l’aspettativa, e le “grandi speranze”, sulla pellicola erano davvero tante. In secondo luogo il romanzo da cui è tratto è uno dei capisaldi della letteratura americana e mondiale, e quando si tratta di trasporre un’opera del genere non è mai semplice gestire e rendere in maniera ottimale sullo schermo i sentimenti che le parole racchiuse nelle pagine di carta hanno suscitato per quasi un secolo nei lettori. Forse proprio questo timore reverenziale ha spinto Baz Lurhmann, l’acclamato regista di Moulin Rouge e Romeo + Juliet, a tradurre il testo di Francis Scott Fitzgerald letteralmente parola per parola sul grande schermo. Il suo punto di vista è incisivo e marcato, soprattutto nell’impostazione della sceneggiatura. Nick Carraway (Tobey Maguire) appare come un moderno Christian, un romanziere alle prime armi che scrive in modo appassionato e fervido la storia che lo ha legato al suo grande amico, Jay Gatsby. La potenza narrativa supera lo scritto e si manifesta visivamente davanti agli occhi dello spettatore, in una sorta di lettura interattiva 3.0 (dove il 3 sta per la tecnologia tridimensionale). L’emozione è forte. Per chi ama il libro veder tradotte intere citazione dall’opera è sicuramente un’esperienza esaltante, ma al tempo stesso, almeno la prima parte del film confonde e stordisce. Perché è questo il sentimento principe de Il Grande Gatsby, ti lascia frastornato. E non per via del 3D (di cui si poteva tranquillamente fare a meno) ma perché c’è qualcosa nella narrazione che ti avvicina e allontana allo stesso tempo, ti strania, al punto da non farti capire fino in fondo se quello che stai vedendo ti stia piacendo o meno. La domanda a questa risposta inconscia arriva da metà film in poi. Ogni sequenza diventa un brivido sulla pelle e, nonostante tu sappia come andrà a finire, la tensione è tale che ogni sparo è un sussulto, e un livido sul braccio per averlo stretto troppo forte. Parte della critica non ha apprezzato l’opera, ma d’altronde è sempre così, Luhrmann stesso ha dichiarato che quando Fitzgerald pubblicò il libro nel 1925 fu preso per clown. Una cosa è certa, Luhrmann ha adattato il romanzo ai nostri giorni. Paragonando, a quasi un secolo di distanza, le diverse decadenze dell’epoca umana. In una società corrotta, che bada solo all’apparenza, dove il denaro è tutto, e tutto si fa per ottenerlo, Jay Gatsby si staglia come un eroe incorruttibile, dai sentimenti puri che superano l’idea di amore che ha per Daisy, mentre lei, e suo marito, sono l’emblema della società dell’apparenza, della noncuranza dell’animo umano. Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Joel Edgerton e Tobey Maguire, sono perfetti. Perfetti per i loro ruoli, come se Fitzgerald avesse pensato a loro mentre scriveva. E lo stesso vale per il resto del cast. La tanto criticata scelta della colonna sonora, dai suoni hip hop e house, è invece un punto vincente dell’opera di Luhrmann. Proprio come il Jazz era la musica di rottura e di protesta verso la società del proibizionismo, così questi nuovi sound sono la forma di ribellione moderna, soprattutto in una città come New York (Jay Z, produttore del film, e autore di due brani della soundtrack, è infatti l’artefice di Empire State of Mind, un omaggio canoro, in chiave rap, alla Big Apple). E proprio New York diviene la protagonista silenziosa del film. In una società in ascesa, dove tutto è possibile, “lei” sa renderti Re del Mondo in un secondo, ma con la stessa velocità può farti ripiombare nell’oblio. E per questo viene esaltata, e mostrata in tutto il suo splendore, da Luhrmann. Una scena in particolare ad esempio racconta la vita che puoi scoprire all’interno delle finestre degli edifici di Manhattan, così variegata e così, unica. Il Grande Gatsby è dunque un film che ti colpisce e stordisce quanto un’auto in corsa, trasponendo perfettamente, con i suoi alti e bassi, l’opera di Fitzgerald. Lasciandoti come una barca contro corrente, risospinta senza posa nel passato.
Poster 2

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